Federico Umberto D'Amato (Napoli, 15 agosto 1919 – Roma, 13 maggio 1972) è stato un funzionario di polizia italiano, noto per aver diretto l'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '70. La sua figura è controversa ed è stata spesso associata a episodi oscuri della storia italiana, in particolare durante gli anni di piombo.
D'Amato è stato accusato, post mortem, di aver avuto collegamenti con organizzazioni neofasciste e di aver svolto un ruolo ambiguo nella strategia della tensione. Le accuse includono il suo presunto coinvolgimento nella manipolazione%20di%20informazioni e nell'infiltrazione di gruppi estremisti, con l'obiettivo di destabilizzare il paese e favorire un intervento autoritario. Tuttavia, queste accuse non sono mai state provate in tribunale.
Il suo ruolo nell'Ufficio Affari Riservati lo pone al centro di molteplici inchieste e ricostruzioni storiche relative al periodo della strategia%20della%20tensione in Italia. La sua morte, avvenuta nel 1972 in circostanze mai del tutto chiarite, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il mistero intorno alla sua figura.
In sintesi, Federico Umberto D'Amato è una figura chiave, seppur controversa, nella storia del servizio%20segreto%20italiano e degli anni di piombo, il cui ruolo e responsabilità rimangono oggetto di dibattito e speculazione.
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